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BULLISMO? NASCE IN FAMIGLIA


 

Dietro a ogni bullo c’è una famiglia di bulli, perché il bullismo è un comportamento che si apprende, non è innato. La denuncia arriva da un’intervista pubblicata da QUT News.

La professoressa Marilyn Campbell della Faculty of Education della Queensland University of Technology illustra come durante l’infanzia le conseguenze negative di un atto di bullismo attuato siano del tutto simili a quelle di un atto di bullismo subito: “I cosiddetti bulli hanno tante difficoltà relazionali, a partire dai problemi che incontrano a costruire relazioni sentimentali durature”, spiega la Campbell. “Sono circondati da persone che hanno paura di loro, e hanno nettamente più probabilità di mettersi nei guai con la giustizia entro i 20 anni di età dei loro coetanei non coinvolti in atti di bullismo. E poi spesso hanno problemi di dipendenza da sostanze e farmaci perché tendono ad auto-medicarsi piuttosto che a seguire i consigli di altre persone”.

È nelle famiglie che si annida l’origine del bullismo secondo la psicologa australiana: “Il bullismo è un comportamento acquisito, non innato. E può essere fermato solo se l’intera famiglia è aiutata a comprendere gli errori del suo comportamento e a sviluppare relazioni sociali positive. Quando i bambini assistono a scene di violenza domestica, non solo fisica ma anche psicologica ed emozionale, imparano che il potere può essere usato per ottenere quello che si desidera. Anche le vanterie dei genitori su azioni aggressive compiute per esempio al lavoro portano al medesimo risultato. Punire i bulli – è stato dimostrato – non è efficace nel limitare i loro comportamenti aggressivi. Occorre applicare alcuni metodi dialettici come quello "dell’interesse condiviso", che serve a far sviluppare empatia nei confronti della vittima del bullismo, oppure quello "della giustizia riparativa", nel quale il bullo deve confrontarsi con la sua vittima e con il danno che le ha procurato”.

Fonte: Bullying parents produce bullying children. QUT news release 2010.