Negli ultimi anni il tema delle dipendenze da internet e social è diventato centrale nel lavoro clinico con bambini e adolescenti. Ho deciso di scrivere questo articolo perché, nel mio lavoro clinico, vedo sempre più bambini e ragazzi che lottano per gestire l’uso dei dispositivi, mostrando segnali di dipendenza digitale già in età evolutiva. Ciò che osservo quotidianamente in studio si allinea ai dati riportati dal quotidiano la Repubblica, che evidenziano un aumento significativo delle richieste di aiuto legate alle dipendenze digitali.
Secondo l’ultima indagine dell’Istituto Superiore di Sanità, citata da la Repubblica, in Italia quasi 100.000 adolescenti tra gli 11 e i 17 anni presentano caratteristiche compatibili con una dipendenza da social media. All’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, le consulenze psichiatriche legate alle dipendenze digitali sono aumentate del 500% dal 2013 a oggi con una media di quattro casi al giorno nel 2025.
Questi numeri confermano ciò che noi clinici osserviamo quotidianamente: non si tratta di “ragazzi svogliati”, ma di un fenomeno che può compromettere il funzionamento sociale del minore — scuola, amicizie, sport, routine quotidiane.
LINEE GUIDA OMS E RACCOMANDAZIONI SIP: COSA SUGGERISCONO DAVVERO
Le più recenti linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sull’uso dei dispositivi digitali indicano una forte prudenza, soprattutto nelle fasce d’età più basse. L’OMS raccomanda zero esposizione agli schermi sotto i 2 anni, un uso non superiore a un’ora al giorno tra i 3 e i 5 anni, e un progressivo aumento controllato nelle fasce successive, con un limite di 2 ore al giorno tra i 6 e i 12 anni e 3–4 ore al giorno tra i 13 e i 18 anni, escluso il tempo scolastico. L’accento è posto sulla qualità dei contenuti, sulla presenza attiva dell’adulto e sull’equilibrio con sonno, attività fisica e relazioni.
In Italia, la Società Italiana di Pediatria (SIP) è ancora più chiara: sconsiglia di fornire uno smartphone personale prima dei 13 anni e invita a evitare l’accesso autonomo a Internet nella preadolescenza. Prima dei 14 anni, i dispositivi dovrebbero essere utilizzati solo in modo condiviso, supervisionato e con regole precise, per proteggere un cervello ancora in pieno sviluppo e particolarmente vulnerabile ai meccanismi di gratificazione immediata.
CERVELLO IN SVILUPPO: PERCHÉ I GIOVANI SONO PIÙ ESPOSTI
Durante l’infanzia e l’adolescenza il cervello è in piena evoluzione. Le aree che maturano più lentamente sono quelle deputate al controllo e alla regolazione:
- Corteccia prefrontale: pianificazione, autocontrollo, capacità di posticipare le gratificazioni.
- Funzioni esecutive: attenzione, gestione degli impulsi, regolazione emotiva, organizzazione.
Queste strutture raggiungono una maturazione completa solo intorno ai 20–25 anni. Ciò significa che bambini e adolescenti hanno una naturale predisposizione a cercare stimoli immediati e a fare più fatica ad interrompere comportamenti gratificanti.
IL CICLO DELLA DOPAMINA: LA CHIMICA CHE RENDE IRRESISTIBILI SOCIAL E VIDEOGIOCHI
Ogni notifica, ogni like, ogni nuovo contenuto attiva il rilascio di dopamina, il neurotrasmettitore del piacere e della motivazione.
Il meccanismo è semplice:
- Stimolo → dopamina → sensazione di piacere
- Il cervello registra “questo mi fa star bene, rifallo”
- Si crea un circuito di rinforzo che spinge a tornare sulla piattaforma.
Le app digitali sono progettate per massimizzare questo ciclo: scroll infinito, contenuti brevi, colori vivaci, notifiche frequenti. Per un cervello giovane, è come avere una slot machine sempre in tasca.
QUANDO LO SCHERMO DIVENTA UN REGOLATORE EMOTIVO
Nella pratica quotidiana capita spesso che un dispositivo venga offerto a un bambino molto piccolo per “calmarlo”, distrarlo o tenerlo tranquillo quando il genitore è stanco o ha bisogno di un momento di pausa. È un gesto comprensibile, umano, e non va demonizzato. Tuttavia, dal punto di vista dello sviluppo emotivo, questo meccanismo può diventare problematico e pericoloso: se un bambino di 2–3 anni riceve il tablet ogni volta che piange, si annoia o è agitato, impara che per regolare le proprie emozioni serve uno stimolo esterno immediato, non l’ascolto di ciò che prova né la presenza dell’adulto.
La dopamina rilasciata dal contenuto digitale “spegne” rapidamente il disagio, creando un’associazione potente tra emozione difficile → schermo → sollievo. Nel tempo, questo schema può aprire la strada ad un uso sempre più frequente del dispositivo come strategia di coping, aumentando il rischio di dipendenza digitale in età evolutiva.
Quando l’usodiventa dipendenza
Secondo gli esperti citati da la Repubblica, quando si sottrae il telefono ai giovani possono comparire:
- chiusura
- irritabilità
- aggressività verso oggetti e/o persone.
Questi segnali indicano che il sistema dopaminico è sovrastimolato e che l’uso del dispositivo non è più sotto controllo.
La dipendenza digitale si manifesta quando:
- il pensiero è costantemente rivolto al telefono
- si riducono altre attività (relazioni, sport, studio)
- compaiono difficoltà di concentrazione
- il sonno viene alterato
- l’umore dipende dalla presenza o dall’assenza dello schermo.
LA PROSPETTIVA COGNITIVO‑COMPORTAMENTALE
Da Psicoterapeuta Cognitivo‑Comportamentale, considero la dipendenza digitale il risultato dell’interazione tra diversi processi psicologici:
- Pensieri: “se non rispondo subito perdo qualcosa”, “tutti sono online tranne me”.
- Emozioni: ansia, FOMO (acronimo di Fear Of Missing Out, cioè la paura di essere tagliati fuori se non si è connessi), noia, eccitazione…
- Comportamenti: scroll compulsivo, controllo continuo delle notifiche.
- Condizionamento dopaminico: ricerca di gratificazione immediata.
Il lavoro terapeutico aiuta bambini e adolescenti a:
- riconoscere i pensieri automatici
- gestire le emozioni legate al digitale
- sviluppare autocontrollo e capacità di scelta
- ristrutturare le abitudini digitali
EDUCAZIONE DIGITALE CONSAPEVOLE: COSA POSSONO FARE I GENITORI
Come ricorda la Repubblica, l’istinto dei genitori è spesso quello di vietare o sequestrare il telefono. Ma i dati mostrano che il divieto assoluto non funziona: l’85% degli under 16 continuerebbe comunque a utilizzare le piattaforme.
La strada più efficace è l’educazione digitale:
- routine chiare (orari, spazi senza schermi…)
- attività che stimolano la dopamina “buona” (o la serotonina): sport, creatività, relazioni
- dialogo aperto su emozioni e bisogni
- esempio concreto da parte degli adulti
- pause digitali e consapevolezza dell’uso
- monitoraggio dei segnali di sovrastimolazione
CONCLUSIONE
La dipendenza da internet non è un capriccio né un fallimento educativo: è un fenomeno neurobiologico e psicologico che riguarda tutti i ragazzi cresciuti nell’era digitale. Nella pratica clinica vedo ogni giorno quanto sia possibile intervenire con efficacia quando si lavora insieme — famiglia, scuola, terapeuti — per restituire ai giovani un rapporto sano con la tecnologia.
Se riconoscete alcuni dei comportamenti descritti nei vostri figli, o se l’uso dei dispositivi sta interferendo con la loro serenità quotidiana, è importante rivolgersi a uno psicoterapeuta. Un intervento precoce può davvero fare la differenza nel ristabilire un rapporto sano con la tecnologia.
